“Lo immagino in sella alla sua moto, giacca e pantaloni di pelle, caschetto e occhialoni. 
Io che non l’ho conosciuto lo vedo così, perché un campione deve avere la sua divisa così come tu lo possa pensare sempre nel suo gesto sportivo… guidare la motocicletta. 
Sono da sempre convinto che il motociclismo non sia sport per tutti e negli anni Venti era per pochi. Uomini capaci di guidare mezzi che erano poco più che biciclette rinforzate e motorizzate a velocità vicine ai 100 km orari, su strade sterrate, con percorrenze di gara a oltre i 60 di media. Loro non avevano gli ammortizzatori, i freni a disco, la forcella era un meccanismo che assorbiva qualche asperità e null’altro. 
Oggi abbiamo la gomma troppo morbida o troppo dura, la moto che chiude quando inserisci o sbacchetta quando apri il gas. 
Avevano la moto… e basta. 
Un meccanico e gli amici gli facevano assistenza durante le gare ed era tutto.
Altri tempi.
Dobbiamo tenere viva la memoria di quei tempi, perchè, non solo possiamo farlo, ma sentiamo forte il dovere di commemorare il Grande Campione e le sue Storie. Ci auguriamo di essere riusciti, attraverso questa manifestazione, a far conoscere un grande personaggio Sorano ai suoi concittadini più giovani e a far vedere le motociclette degli albori di questo sport.
Chiudete gli occhi.
La pellicola in bianco e nero è un po’ sgranata, l’inquadratura mostra una lingua di terra, il colore chiaro contrasta con il grigio dei contorni. La gente è ferma ai bordi della strada in attesa. Un uomo in gilet e maniche di camicia è in mezzo alla carreggiata, in corrispondenza di una striscia bianca che la taglia orizzontalmente, porta un cappello a falda larga e in mano ha una bandiera a scacchi. Ma ecco che all’orizzonte si intravede una nuvola di polvere che via via si ingrossa e si avvicina. Qualche istante e in mezzo alla polvere si scorgono le moto, sono sagome indefinite, non si distinguono i piloti. Ora si vede meglio, si avvicinano. In testa c’è Roccatani, gli altri sono poco dietro ma non sembrano poterlo impensierire. Istanti lunghissimi, si vede meglio, si avvicinano, l’uomo con la bandiera alza il braccio e al passaggio del primo lo fa sventolare. 
La nuvola di polvere cala sul pubblico che applaude entusiasta i propri beniamini che tagliano il traguardo a gran velocità. 
Una voce impostata recita   ancora un’affermazione del campione Attilio Roccatani che a cavallo del suo destriero d’acciaio ha domato il difficile tracciato, sopra avanzando la agguerrita schiera di avversari. 
Altre storie. 
Altri Tempi. 
Altri uomini.” 
Un pensiero per Enrico appassionato motociclista come il padre. 
 
Scuderia del Tempo Perso
Mauro Doria
Fondatore e Presidente 

Sora, provincia di Caserta, Regno d’Italia, ottobre 1925, 100 anni fa: un giovane sorano, tale Attilio Regolo Roccatani, si classifica terzo nel Campionato Italiano di 1° Categoria di Motociclismo Classe 500.
Siamo a dieci anni dal grande terremoto del 1915, che ha raso al suolo tutta la città e lasciato migliaia di vittime. Come è possibile un simile risultato, in uno sport altamente “tecnologico” da parte di un ragazzo sorano? Tutto questo è dovuto oltre all’ardimento e capacità dell’atleta, al fatto che questa zona , la Media Valle del Liri, fin dall’inizio del 1800 è stata territorio degli insediamenti industriali del Regno Borbonico, che già nella metà del secolo, facevano chiamare il luogo: “La Manchester del Sud”.
Sulle sponde del fiume Liri, da Balsorano a Fontana Liri, è stato un susseguirsi di insediamenti di fabbriche piccole, medie, e grandi che hanno usufruito della forza idraulica del fiume Liri, per muovere macchinari votati alla produzione di carta, del tessile, della lana e della metalmeccanica con la crescente presenza di maestranze sempre più esperte e capaci nel gestire, manutenere, modificare, inventare le attrezzature tecniche necessarie alle varie lavorazioni.
Dall’inizio del nuovo secolo, l’avvento e la diffusione crescente del “motore”, sottoforma di mezzi di trasporto quali i camion per il lavoro nelle fabbriche, automobili per gli spostamenti e il prestigio dei “padroni” delle stesse, motociclette per la mobilità e lo sport dei giovani figli dei “padroni”. Tutti mezzi poi gestiti e mantenuti dai meccanici delle fabbriche medesime.
Giovanni Saccucci

Nasce a Sora nel 1896.

La carriera motociclistica di Attilio, come ci ricorda il figlio Enrico, inizia nel 1923 quando si iscriveva a una gara disputatasi sul circuito delle Tre Fontane a Roma e, strabiliando tutti, otteneva un secondo posto assoluto presentandosi al via su una Indian 1000 CC di fabbricazione americana che egli stesso provvedeva a mettere a punto con l’aiuto di un meccanico di Isola Liri. Dopo questa prima gara, Attilio Roccatani acquistava una moto più competitiva, una Sunbeam 500 modello II con cilindro 80×98 di 493 CC a valvole in testa comandate da aste e bilancieri, larghe alette e radianti persino all’inizio del doppio tubo di scarico fabbricata dalla Sunbeamland a Wolverhampton in Inghilterra e importata dall’agenzia italiana di Ernesto Vailati a Milano in via Elvezia 4.

È proprio su questa moto che Attilio otteneva le sue più belle vittorie dando prova delle proprie capacità e diventando dopo poche gare pilota ufficiale della Sunbeam.
Riceveva anche dalla gloriosa casa inglese un rimborso delle spese sostenute per gareggiare mentre l’acquisto della moto e tutte le altre spese rimanevano a suo carico punto.
La Sunbeam (raggio di sole) affidava nel 1928 la difesa del proprio marchio oltre che ad Attilio Roccatani ad Achille Varzi, Luigi Arcangeli, Mario Colombo, Valerio Riva; non solo contro i suoi compagni di scuderia, Attilio gareggiava e si scontrava con altri assi del calibro di Amedeo Ruggieri, Pietro Ghersi e Tazio Nuvolari. Avversario in tante corse il leggendario Nivola era nella vita uno dei più cari amici di Roccatani e tale amicizia restò ben salda anche quando dopo aver appeso il casco al chiodo le strade dei due si dividessero; lo dimostra una lettera del 1948, ancora oggi conservata dalla famiglia Roccatani, in cui Nuvolari, rispondendo ad Attilio che in quel periodo si trovava in Belgio, ricorda i tempi dei loro duelli sportivi e conta sulla disponibilità dell’amico qualora dovesse recarsi in Belgio. Una profonda amicizia legava Roccatani anche ad Achille Varzi e, in occasione delle gare disputate al nord, spesso, era suo ospite a Galliate. Attilio partecipava nel 1923 alla Parma-Poggio-Berceto e si cimentava sui numerosi altri circuiti.

Questo primo anno di gare gli servì soprattutto per fare esperienza, per apprendere i trucchi necessari per una perfetta messa a punto del mezzo e per conoscere i vari circuiti mentre i risultati migliori arrivarono negli anni successivi a questa prima stagione di apprendistato. Troviamo Infatti Attilio iscritto Il 13 aprile 1924 al Gran Premio di Pasqua, corsa in salita che si disputava lungo i tre chilometri della salita della Merluzza (via Cassia) nei pressi di Roma organizzata dall’Automomobile Club e M.C. di Roma. La gara si svolse in una giornata serena e vide, nella classe 500, il Roccatani terzo classificato con 11’55” dietro Battaglia Gianni su Triumph in 11’38” e Varzi Achille secondo su Frera in 11’50”. Il 30 Aprile 1924, una magnifica centuria di concorrenti prese il via da Milano per il III Giro Motociclistico d’Italia, gara di resistenza a tappe organizzata dalla Gazzetta dello Sport e dall’U.C.A.M. di Milano. La prima tappa Milano-Lucca si snodava lungo il percorso Milano – Abbiategrasso – Vigevano – Mortara – Casale – Monferrato – Alessandria – Tortona – Voghera – Stradella – Piacenza – Parma – Fornovo Cassio (813 mt slm) – Poggio Berceto (841 mt slm) – Passo della Cisa (1041 mt slm) – Pontremoli – Aulla – Massa – Pietrasanta – Massarosa – Lucca per un totale di 427,100 km. La corsa si svolse senza incidenti, favorita dal bel tempo e dalle strade genericamente in buono stato. Al traguardo Roccatani si classificava primo nella categoria Esperti ex ecuo con Arcangeli Luigi, Ghersi Pietro, Maffeis Miro, Nuvolari Tazio, Raggi Olindo, Varzi Angelo, fratello del più famoso Achille, per aver compiuto l’intero percorso alla media massima prescritta di 55 km orari in 8h3’18”. Il giorno Primo Maggio partì la seconda tappa da Lucca a Roma; le difficoltà di questo percorso di 424,900 km non riuscirono, ancora, a sfoltire la magnifica falange degli ex equo che alla fine della tappa era ancora ben nutrita avendo tutti rispettato la media di 55 km orari. Il giorno 2 maggio si disputò la terza tappa Roma-Macerata di 460 km attraversando Valmontone, Fiorentino, Frosinone, Ceprano, Sora, Civitella Roveto, Avezzano, Celano, L’Aquila, Passo delle Capannelle, Sarnano, Macerata.

Il pessimo stato delle strade riuscì finalmente a compiere quella selezione invano attesa nelle prime due giornate di lotta. Al traguardo di Macerata, primo della categoria Esperti, giunse Ruggeri Amedeo su Indian, il solo che riusciva a realizzare la media regolamentare dei 55 km orari impiegando 8h21’49”. Roccatani, al termine della massacrante tappa, arrivò al traguardo con un soddisfacente ottavo tempo. Nella successiva tappa da Macerata a Treviso di altri km 440,600 nuova folla di ex equo e fra questi troviamo nuovamente il Roccatani. Si giunse così al 4 maggio per la quinta e ultima tappa: partenza da Treviso passando per Cornuda-Feltre-Trento-Passo del Tonale (1884 mt slm)-Edolo-Colle dell’Aprica-Sondrio-Lecco per arrivare dopo 422 km all’autodromo di Monza. La durezza del percorso e i selettivi passi alpini non riuscirono, tuttavia a decimare la pattuglia degli ex equo; pertanto, la classifica finale vide al primo posto Premoli Guido in 44h00’12 ”mentre il Roccatani otteneva un nono posto assoluto in 44h43’10” relegando alle sue spalle campioni del valore assoluto quali tra gli altri Achille Varzi (18”), Tazio Nuvolari (23”).
Il successo conseguito dal centauro Sorano era indubbiamente notevole.

Dopo qualche mese di sosta il 3 agosto 1924 troviamo Roccatani iscritto al quarto circuito di Tortona, corsa di velocità valevole come sesta prova del Campionato Italiano. Il tracciato TortonaPozzolo-Formigaro-Novi Ligure-Serravalle Scrivia-Tortona da percorrersi quattro volte (km 180) per la categoria 250 e cinque volte (225 km) per le categorie 500 e 1000; “si snoda lungo buone strade perfettamente piane e senza passaggi a livello”; così riporta testualmente l’Annuario Motociclistico italiano del 1924. Primo classificato Tazio Nuvolari su Norton 500 CC alla media di 110,572 km orari, secondo Rocatani Attilio in 2h37’57”.
Sull’onda di questi successi rottatani partecipa anche alla prima coppa degli Abruzzi gara mista organizzata il 31 agosto 1924 dal Motoclub Roma sul percorso L’Aquila-Teramo-Castellammare-Chieti-Roccaraso-Teramo-L’Aquila per chilometri 373. All’arrivo Attilio era primo in 6h11’26 ”oalla media di km 57,767.
Il 21 settembre dello stesso anno il M.C. Avezzano organizzò una gara di velocità sul Circuito del Fucino lungo il percorso Avezzano-Paterno-Pescina-Venere-Gioia-Ortucchio-Trasacco-Luco e ritorno ad Avezzano. Il circuito doveva essere percorso quattro volte per un totale di 240 km e Roccatani, data la sua origine sorana diveniva ben presto il beniamino del pubblico che vedeva in lui il pilota di casa. La fiducia e il tifo vennero splendidamente ripagati da una gara accorta e tatticamente ben impostata. Fu infatti primo al traguardo in tre ore e 21 minuti e due secondi alla media di 75,564 km/h e ottenne anche il giro più veloce in 47 minuti 54 secondi alla media di 79,539 km orari.

Si ripeteva poi il 5 ottobre sul circuito del Liri, gara mista organizzata dalla Società Sportiva Sora. Sul circuito a lui più familiare e forte del tifo dei suoi amici e sostenitori vinse a mani basse percorrendo i sette giri del percorso pari a chilometri 224 alla media di 62,755 km/h in ore 3 34 minuti e 21 secondi. Si classificò poi quarto all’ottava e ultima prova del Campionato Italiano disputatasi il 12 ottobre 1924 sull’incantevole percorso del primo circuito dei Campi Flegrei, gara organizzata dal Moto Club Napoli e si chiudeva così in modo molto positivo, per il centauro Sorano, la stagione 1924.

Calendario delle Gare del Campionato Italiano dal 1921 al 1939

Campionato Italiano 1924
Il Campionato Italiano 1924 fu assegnato con questo punteggio:
1°) Tazio Nuvolari, su Norton punti 22
2°) Achille Varzi su Sunbeam punti 15
3°) Clemente Biondetti su Norton punti 9
4°) Attilio Roccatani su Sunbeam punti 6
I primi tre classificati, tutti amici del giovane Attilio, diventarono i più grandi Piloti dell’Automobilismo Mondiale.
Campionato Italiano 1925
Il Campionato Italiano 1925 si articolò su otto prove valide con punteggio assegnato solo ai primi tre arrivati, nella misura di: 10 punti al primo, 6 al secondo e 3 al terzo.
Le prove si si svolsero nelle seguenti località:
BRESCIA, PERUGIA, RAVENNA, MESSINA,TREVISO, LA SPEZIA, LIVORNO E NOVARA.
Attilio Roccatani, partecipò solo a tre prove:
BRESCIA 1° classificato 10 punti
MESSINA 6° classificato 0 punti
LA SPEZIA 1° classificato 10 punti
A fine Campionato totalizzò 20 punti piazzandosi al terzo posto su moto Sunbeam 500; il vincitore del Campionato Italiano 1925, Mario Saetti su Norton, ne totalizzò 40, il secondo, Primo Moretti, su Guzzi, 33.
Seppur partecipando a solo tre gare, rispetto agli avversari che avevano concorso in quasi tutte le prove, Attilio Roccatani dimostrò tutto il suo valore.
Nel 1925, oltre alle gare valide per il Campionato Italiano, Attilio partecipò ad altre corse:
­ Salita di Monte Mario a Roma (3° classificato), il 4 gennaio
­ Salita Vermicino-Rocca di Papa (1° classificato)
­ Circuito del Fucino Avezzano (1° classificato) 14 giugno
­ Circuito dei Campi Flegrei Napoli (1° classificato) settembre
­ Circuito del Liri (1° arrivato) 4 ottobre
Nella stessa gara, sul circuito che attraversava Alvito, S.Donato, Rosanisco, Borgo di Alvito, e Alvito, nella Classe 350, Amedeo Gabrielli su Garelli si classificò primo di classe.

Il 1925 si apriva con la corsa in salita a Monte Mario; la gara, disputatasi il 4 gennaio, vide Roccatani terzo in classifica a circa quattro secondi dal vincitore. Il 5 aprile si imponeva sul Circuito di Brescia, prima delle otto prove di Campionato IItaliano sul Circuito Ostiense ma, assorbito dal lavoro e dagli impegni della vita quotidiana non poté dedicare troppo tempo agli allenamenti, e, proprio questa difficoltà non gli permise più di raccogliere i brillanti risultati fino ad allora ottenuti. Leggiamo a pagina 71 del numero di maggio del 1928 di Motociclismo, tuttora uno delle più quotate riviste specialistiche del settore, una scheda su Roccatani che dice testualmente:
“Attilio Roccatani è stato tempo fa uno dei nostri migliori conduttori; ora la sua attività è assai ridotta e il bel campione di Sora non dà che saltuariamente prove della sua classe tuttora elevata, ma che rivela la mancanza di allenamento. Così è stato ad esempio nella recente Coppa del Duce dove Roccatani, in difesa della sua regione non è riuscito a dare la misura esatta del suo valore. Con tutto questo, però, egli è ancora in grado di darci un bel ritorno offensivo tale da ricordarci l’uomo che nel 1925 nel 1926 poteva affrontare ad armi pari i più celebrati assi del motociclismo internazionale. Lo stile di questo corridore serio e alieno a da esibizioni inutili e sempre piacevole e in lui un allenamento curato potrebbe ricondurre presto la sicurezza di guida all’alta velocità che gli era caratteristica.”

“Dopo il 1928 smessi i panni del pilota, Roccatani iniziava, a Sora, la sua attività commerciale come concessionario Guzzi e BSA ma gli eventi bellici imponevano un fermo di questa attività. Infatti veniva richiamato dal 1940 al 1945 nella milizia stradale e qui in sella la sua Guzzi 500 Condor, macchine fino a tempo poco tempo prima destinati alle competizioni, incontrava i vecchi rivali sui campi di battaglia di gara e non esitava a rinnovare quelle sfide che lì avevano visti protagonisti da giovani in tutti i circuiti italiani.
Il 23 giugno 1980 scompariva alla bella età di 84 anni.”
Liberamente tratto dall’articolo di Rocco Biancale “Attilio Roccatani una gloria ciociara del motociclismo”, pubblicato sul supplemento di La Provincia di Frosinone del 2 luglio 1991

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